12 Marzo 2018 - Redazione Isola24Sport

Nonostante il pareggio beffa della Lazio il Cagliari c´è, ma la classifica incute timore

CAGLIARI - Un pareggio rocambolesco, ma il Cagliari c’è. In un attimo si sono  volatilizzati due  punti che avrebbero fatto comodo. Diego Lopez incassa il pareggio senza scomporsi più di tanto, anche se c’è da giurare che in cuor suo freme per l’occasione persa. I rossoblù sono andati due volte in vantaggio e, quando credevano di avercela fatta, ecco la doccia fredda di un gol, come quello di Immobile (24o centro in campionato), che ha gelato una ‘Sardegna Arena’ pronta a dedicare la vittoria a quel Davide Astori, il quale ha lasciato soprattutto a Cagliari un ricordo indelebile. E dire che la compagine di Lopez ha dovuto rinunciare, oltre al lungodegente Cigarini, anche a Joao Pedro, in sospensione cautelativa dopo aver assunto un diuretico non conforme, per non parlare di Lykogiannis e Sau, fermati da noie muscolari in sede di rifinitura. Davvero rosa risicata dunque, che comunque ha tenuto botta convenientemente contro una formazione di livello come quella laziale. Magari la qualità del gioco è scesa di molto quando Lopez ha chiamato in campo le seconde linee. In effetti Farias Dessena e Deiola è certificato che non reggono certe cadenze tecniche, ma comunque il Cagliari è uscito a testa alta ed ora si proietta verso Benevento, con la segreta speranza di riuscire a centrare finalmente i tre punti contro una squadra oramai virtualmente condannata alla retrocessione.

La classifica incute timore. Ora il terz’ultimo posto è a soli due punti, in condominio fra tre squadre (Spal, Sassuolo e Crotone) e dunque la lotta per la sopravvivenza si fa sempre più aspra. Resta però negli occhi la fotografia di un Cagliari in salute, più forte delle avversità. Con un Pavoletti ritrovato e la sorpresa Han, che continua a stupire positivamente per la qualità delle giocate, anche se naturalmente deve affinarsi per esser più incisivo sotto rete. Ora si prospettano quattro partite, delle quali tre fuori casa (Benevento, Genoa e Verona). È il momento di tirar fuori le risorse.

SERGIO DEMURU