16 Luglio 2019 - Ignazio Caddeo

Tour de France: per Fabio Aru una prima parte positiva, ora la possibilità di attaccare

´obiettivo è vincere una tappa per far vedere che il campione sardo sta tornando tra i big di questo sport

CAGLIARI  - La prima giornata di riposo del Tour de France 2019, offre la possibilità di fare un plauso alla corsa di Fabio Aru. Lo scalatore di Villacidro, reduce da un lungo periodo buio e da dimenticare, e l’intervento di angioplastica subito nello scorso mese di aprile, si è presentato in terra transalpina senza troppe ambizioni e pressioni mediatiche, per poi arrivare ad oggi, al primo giorno di riposo, con una prima dieci giorni di tappe chiusa indenne e sempre insieme ai big di questa Grande Boucle. Pur non riuscendo ancora a centrare la top ten, è riuscito sempre e comunque a difendersi e ad uscire a suo modo vincitore anche dalle frazioni più complicate da gestire. Da La Planche des Belles Filles ai ventagli di ieri, il sardo sembra aver ritrovato la lucidità dei giorni migliori, una situazione che si fa sempre più interessante per il prosieguo di questo Tour de France. Attualmente ricopre il Aru è 25° in classifica generale, che non è affatto male. Il sardo potrebbe tranquillamente approfittare di questa situazione per pensare a qualche soddisfazione personale. In fin dei conti siamo solo a metà percorso della lunga strada verso Parigi, e le giornate a lui più congeniali devono ancora arrivare. L’ambizione di poter lottare per una vittoria di tappa sembra l’opzione più convincente per un definitivo rilancio e una prova di forza dopo il brutto periodo passato. Il tutto in prospettiva della Vuelta a España, da lui già conquistata nel 2015. Quindi questa seconda parte di Tour de France potrebbe rivelarsi perfetta per affinare la preparazione in vista della corsa a tappe iberica, dove Fabio potrebbe tranquillamente rivestire il ruolo di capitano e cercare di migliorarsi ulteriormente per abbandonare definitivamente mesi e mesi di buio totale, di continui attacchi e di lotta infinita.

Il Tour, intanto, riparte domani (dopo la pausa odierna) con l’undicesima tappa,da Albi a Toulouse di 167 km, che non dovrebbe avere particolari sconvolgimenti Giovedì si ricomincia a salire, nella dodicesima frazione con un’altra ascesa storica. A circa 75 km dal traguardo i corridori dovranno affrontare la scalata al Col du Peyresourde 13,2 km con una pendenza media del 7%. L’ultima asperità di giornata è rappresentata dall’Horquette d’Ancizan una salita di 9,9 km al 7.5%, l’ultima volta che il gruppo ha affrontato questa ascesa era il 2013. La quattordicesima tappa è una delle più attese del Tour de France 2019 visto che è in programma l’arrivo sulle terribili rampe del Tourmalet. I corridori saranno nel cuore dei Pirenei e a metà frazione dovranno scalare il Col du Soulor, GPM di prima categoria di 11,8 km al 7,8%.  Il traguardo, come detto, è fissato in cima al Col du Tourmalet dopo un’ascesa di 19 km al 7,4%. La Grande Boucle è passata su queste strade per la prima volta nel 1910, si tratta di una delle salite monumento della corsa.

Anche la quindicesima tappa sulla carta offre grandi possibilità ai corridori che vogliono far saltare il banco. A circa 65 km dal traguardo sarà affrontato il Port de Lers 11,4 km al 7%. Salita che evoca grandi ricordi agli italiani. E’ stata la prima asperità affrontata nella quattordicesima tappa del Tour de France 1995 vinta da Marco Pantani. Il gruppo prima di terminare la tappa dovrà affrontare il Mur de Peguere 9,3 km al 7,8% e l’ascesa finale che porta a Prat d’Albis 11,8 km al 6,9% di media. La diciottesima frazione di questo Tour de France rappresenta il classico tappone alpino con salite che hanno fatto la storia di questa corsa e di questo sport come Col d’Izoard e il Col du Galibier. La prima vera asperità di giornata è rappresentata dal  Col de Vars 9,3 km al 7,5%. A circa 75 km dal traguardo è previsto lo scollinamento del Col d’Izoard, dopo un’ascesa di 14,1 km al 7,3% di media. Una salita leggendaria inserita per la prima volta nella Grande Boucle del 1922 e che per sette volte è finita nel percorso del Giro d’Italia. A chiudere il tappone alpino sarà la scalata ad un altro mostro sacro del ciclismo ovvero il Col du Galibier, salita infinita di 23 km al 5,1% di media ma con punte che superano il 12%.

Anche la tappa del giorno seguente potrebbe incidere moltissimo sulla classifica generale, visto che il ciclisti dovranno scalare il Col de l’Iseran prima di affrontare l’ascesa che li porterà a Tignes. La prima è una salita hors categorie 12,9 km al 7,5% di media mentre la scalata alla Montée de Tignes è lunga 7,4 km con una pendenza media del 7%. Le ultime grandi asperità di questo Tour de France 2019 saranno affrontate nella ventesima tappa. A soli 17 km dalla partenza inizierà la scalata al Cormet de Roseland 20 km al 6%. Dopo aver superato il GPM di seconda categoria del Cote de Longefoy e aver affrontato la seguente discesa, inizierà l’infinita ascesa che porterà il gruppo a Val Thorens 33,5 km al 5,5% di media ma con punte che superano il 9%.